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Focus: Parliamo di Solidarietà, Cultura e Sport

Cooperazione, solidarietà, cultura, sport. Come si coniugano questi concetti con il tema del lavoro?

Si sono interrogati sull’argomento studenti, operatori culturali e rappresentanti di categoria nel terzo Focus del Trend Expo. Non si parla molto di cooperazione, perché spesso lo si considera un fenomeno di settore e spesso nei progetti viene trascurata , ma in realtà è fondamentale la rete, il sistema di alleanze e sinergie per portare avanti i programmi Molto interessanti gli spunti emersi tra i partecipanti e di seguito approfonditi . 

 

NICOLA LOMBARDI - AIDP 

Occuparsi di Direzione del Personale e opera sulle risorse umane dal punto di vista delle imprese, viene chiesto come i ragazzi dovrebbero rapportarsi al sistema imprese. Osservando tutto facendosi forti di una esperienza trentennale nel campo del personale, diventa quasi scontato considerare il capitale umano al centro di qualsiasi processo: tutto si muove attorno alle persone e in qualsiasi organizzazione di lavoro, il sapere e il saper fare sono al centro di tutto. Partendo da questo presupposto, è necessario che il giovane si formi in maniera adeguata, qualunque sia la mansione che debba svolgere. Prima di tutto deve applicarsi negli studi, ma non solo su libri di testo o dispense, ma investire su se stesso (lingue, informatica). Le nuove generazioni hanno dimestichezza con l’informatica, ma questo non è sinonimo di saper fare le cose nell’atto pratico del lavoro. Non bisogna studiare per il voto di laurea, che tra l’altro è spesso il frutto di situazioni occasionali, ma è importante applicarsi per creare la propria fonte di conoscenza e sapere, avere la curiosità di conoscere. Ai giovani deve interessare il contenuto, il modo in cui l’Università somministra il sapere; bisogna essere esigenti, avere stimoli e attese, in considerazione del fatto che il mondo del lavoro privato seleziona i giovani in base al potenziale che garantiscono e in base al contesto in cui si vuole inserirli. Oggi il numero dei laureati è cresciuto rispetto al passato, per cui diventa fondamentale la competitività. Sono poi fondamentali le esperienze di lavoro che il giovane matura, anche se piccole perché anche il poco viene considerato. Il fatto che un neolaureato che entra in azienda guadagni meno di un operaio specializzato che lavora da anni è dovuto proprio alla mancanza di esperienza e al tempo che occorre a quest’ultimo per imparare dall’inizio. 

ROBERTA SICILIANO Docente Università 

Concorda in parte con le considerazioni fatte da Lombardi sugli studenti e sull’inserimento nel mercato del lavoro, in quanto molto dipende dalle persone. Andiamo verso il portafoglio delle competenze, dove si parte dalla tesi di laurea che è il primo prodotto. Si vede il tema scelto e come è stato elaborato il progetto. Poi diventa fondamentale fare poca esperienza in aula e tanta ricerca, con esperienza in campo. Il direttore del personale sceglie la persona giusta da mettere al posto giusto, ma in squadra. L’azienda valorizza le persone al proprio interno formandole, attraverso l’inserimento di giovani con le singole individualità. Poi la squadra, la cooperazione, la solidarietà, creano un arricchimento personale e un’interazione, che danno all’azienda molto di più del singolo apporto. Nelle imprese è fondamentale saper giocare di squadra. Riguardo allo sport, ad esempio è fondamentale considerare come lo stesso sia una palestra di vita. Non si tratta dell’attività sportiva in sé ma del fatto che bisogna saper competer in maniera sana e allo stesso tempo avere anche l’ambizione di voler cercare sempre di migliorarsi. Così quando si studia bisogna accrescere la propria conoscenza al di là di quando si studia sui libri, bisogna acquisire il metodo. E il compito dell’Università non è riempire la testa degli studenti di contenuti, ma di formarli. Cultura. E’ necessario un approccio metadisciplinare, non studiare le materie una alla volta, ma approcciare dal di dentro. Bisogna avere molti interessi, non limitarsi alla lezione ma saper ascoltare la vita, le opportunità, leggere i libri che sono occasione di arricchimento culturale, andare al di là della singola disciplina. 

NELLO ONORATI Direttore Legacoop di Basilicata 

Porta la sua testimonianza sul tema della cooperazione. Legacoop, Agci e Confcooperative si sono messe insieme dando vita ad Alleanza delle cooperative, per attuare la semplificazione delle rappresentanze e condividere insieme un percorso, con un’unica associazione che abbia un peso specifico più forte e più incisivo, in un momento storico particolare, fatto di difficoltà e di crisi. La cooperativa è una forma societaria particolare e diversa dalle altre, dove non è fondamentale il capitale ma le risorse umane. Si porta avanti un’idea imprenditoriale ad un costo inferiore e diventa fondamentale la cooperazione, la solidarietà e l’integrazione sociale. La cooperazione abbraccia tutti i settori produttivi e grazie al vantaggio della flessibilità regge meglio l’impatto con la crisi generale.

 FILOMENA PUGLIESE Confcooperative di Basilicata 

La cooperativa ha come peculiarità il socio e il fatto di partire dai bisogni che esprime un gruppo e di soddisfarli a costi inferiori rispetto a quelli del libero mercato. Può trattarsi di un bisogno lavorativo, di farsi una casa a costi contenuti (edilizia abitativa) o di acquistare prodotti di qualità eccellente a prezzi competitivi (cooperative di consumo). Tutto può essere fatto in cooperativa, tenendo conto di due fattori: la condivisione (un minimo di tre persone che condividono un bisogno) e il percorso dell’intrapresa (obiettivo di lavoro, culturale ecc). Si tratta a tutti gli effetti un’impresa con fini economici che deve stare sul mercato che pone al centro l’emergenza ed ha come obiettivo quello di risolvere i problemi. La differenza è l’utilizzo o fine economico: rendere un servizio, soddisfare i bisogni del socio con il principio della mutualità. 

MORENA RAPOLLA Rappresentante Consiglio Direttivo AIGA 

Tutte le parole come cooperazione, multiculturalità, solidarietà sono care ai giuristi perché vanno a regolare la quotidiana interazione sociale. Ma oggi la cultura della cooperazione è ibernata. L’ultima legge della cooperazione è la L 49/87 quando lo scenario mondiale era diverso e non c’era la cultura della globalizzazione. Il Governo Monti, pur avendo fatto un passo avanti, nominando un ministro ad hoc per la cooperazione, di fatto ha però tagliato i fondi.

scritto da Annamaria Sodano

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