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Focus: Parliamo di Ricerca, Sviluppo

Trend Expo nel 2012 ha messo intorno ad un tavolo una serie di esperienze, anche perché spesso i giovani non hanno una conoscenza approfondita delle opportunità e di come possano generare innovazione e sviluppo.

Diventa importante, quindi, capire come possiamo avvicinarle al mondo dei giovani, come la creatività e l’innovazione possono dare ai giovani stimoli positivi.

Dall’innovazione per qualificare la cultura d’impresa alla necessità di costruire una rete scientifica a supporto delle attività di ricerca, fino al bisogno di costruire un ponte tra impresa e futuro. E ancora, la ricerca, lo sviluppo e l’occupazione per affrontare la crisi e i risvolti occupazionali.

Questi i temi emersi nel Focus della terza giornata del Trend Expo. Ecco di seguito gli interessanti spunti emersi tra i partecipanti, che dimostrano come i tema sia sentito e ricco di proposte anche non sincrone ma tutte piene di entusiasmo e di questo bisogna ringraziare tutti gli intervenuti che con la loro autorevolezza hanno qualificato il risultato del focus L’incontro si è concluso con un video messaggio del Vice Presidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella. 

PARIDE LEPORACE - Giornalista

Al Trend Expo sono molto legato, perché costituì la mia prima uscita pubblica in Basilicata, appena nominato direttore de “Il Quotidiano della Basilicata” nel 2007. Il valore del confronto è da sempre un’innovazione su cui punta questa manifestazione. Relativamente al tema del Focus, credo che ci siano diverse sollecitazioni e proverò a semplificarle, senza semplificare la loro importanza. Alternare un pensiero positivo con le prospettive di sviluppo e crescita è in questo periodo un fattore comune e direi “denominatore“ di interessi economici, sociali, culturali. Esempio è la Grecia, in cui i risparmiatori sono impegnati a salvaguardare i propri risparmi. Il catastrofismo degli anni passati ha prodotto la situazione attuale: si è parlato sempre di innovazione ma senza risultati positivi. Non serve urlare contro la politica perché qualsiasi ipotesi di riscatto si deve basare sulle nostre capacità di risparmio e di investimento. Si parla di bene comune che è un appropriarsi generico di questo concetto che speriamo non rimanga vuoto. La formazione rimane l’elemento fondamentale su cui puntare. La questione non è guardare al futuro, ma occuparsi del presente. Il futuro è una trappola perché per quanto possiamo prevederlo, è “il qui e ora” che va animato per le soluzioni della propria esistenza. Credere che ognuno di noi, nel suo piccolo, con etica ed impegno quotidiano possa fare sviluppo, ricerca, innovazione è una chiave di lettura molto proiettata al futuro, dove si alternano varie componenti su cui approfondire un ragionamento. Su questi spunti possiamo fare la nostra parte per essere concreti e fare delle proposte. L’impegno è crederci ed essere tenaci. 

RAFFAELE RICCIUTI Manager 

Sviluppo Basilicata riceve tante domande di finanziamento e loro cercano di indirizzarli nella direzione in cui va il mercato, cercando di assecondare le esigenze degli utenti. E l’incubatore della Val d’Agri su cui stanno lavorando va in quella direzione. La Regione vuole fare l’istituto dell’energia e ci si adatta a quella esigenza, ma i giovani si affacciano poco alla green economy e noi non siamo in grado si guardare ai bisogni dei giovani. La verità è che noi siamo abituati a pianificare e a programmare certe attività piuttosto che ad assecondare i fabbisogni di chi vuole fare quelle attività. Per questo l’attività di Sviluppo Basilicata è molto esaltante in quanto si cerca di assecondare i giovani che chiedono a loro supporto e non solo finanziamenti. E da questa attività stanno scoprendo molte cose: i giovani hanno le idee chiare e sanno dove vogliono andare ma noi non riusciamo a capirli e a seguirli. Anni fa era tutto più semplice per le agenzie di sviluppo perché il mondo delle tecnologie si evolveva molto lentamente; oggi è tutto più veloce e un cinquantenne non riesce a seguire le idee di un ventenne. Invece, bisogna essere capaci di seguire i giovani e interpretare il futuro. Il ruolo delle agenzie non è quello di insegnare ma di assecondare, in quanto rappresentano dei semplici strumenti. La ricerca deve creare un distretto, ma deve essere collegata alle imprese che ci sono sul territorio, altrimenti tutti i soldi finiscono al nord. Questo è accaduto ad esempio con i finanziamenti pubblici della legge 488, che sono andati a finanziare le imprese che hanno venduto i macchinari e che erano del nord, oppure con il fotovoltaico, dove il contributo dello Stato è finito in Cina, in quanto è lì che i pannelli vengono prodotti. Ricciuti conclude con alcune considerazioni: cercare di interpretare il futuro è una trappola che uccide il presente e non bisogna caricare i giovani di responsabilità che non hanno, ma bisogna assecondarli nella crescita. Inoltre, le distanze non lo preoccupano, nella convinzione che se si fa qualità si riesce sicuramente a vendere a prezzi concorrenziali. Le imprese hanno difficoltà a capire le opportunità e le innovazioni. Invece, i giovani possono essere un’opportunità e possono aprire un futuro alle imprese del territorio, perché sono a loro volta aperti e si confrontano tra di loro. 

VINCENZO LAPENNA - Direttore IMMA-CNR 

Di questi tempi parlare di ricerca e sviluppo è complicato e scatena nelle giovani generazioni molta sfiducia. Esiste un precariato di durata infinita con dati scoraggianti. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono al di sotto della media europea e noi in Basilicata siamo anche al di sotto della media italiana. E’ evidente che risentiamo di un decennio di mancati investimenti e abbiamo difficoltà oggettive. Tutti i Paesi con un’economia solida fanno investimenti elevatissimi in ricerca e sviluppo ed è dimostrata l’esistenza di una diretta proporzione tra i suddetti investimenti e gli indicatori economici. Bisogna assolutamente investire di più in ricerca e sviluppo e non vedere questo come una spesa, bensì come un buon investimento sul futuro, anche se è logico che in un periodo di crisi questi importi non potranno essere altissimi. Riguardo alla possibilità per i giovani di cimentarsi nel settore della ricerca, dobbiamo porci il problema di fare delle scelte e puntare su settori innovativi, anche se è chiaro che dopo che i tecnici fanno delle scelte, deve entrarci la politica. L’Europa si pone il problema di collegare il programma 2014-2020 agli investimenti dei fondi strutturali, per mettere a sistema le risorse da utilizzare al meglio per creare opportunità. Bisogna creare delle specializzazioni e poi sforzarsi di investire nel settore ricerca e innovazione per creare delle opportunità per i giovani. Altro aspetto è quello che riguarda i dottorati di ricerca, master ecc, ovvero gli strumenti tradizionali per avvicinare i giovani a fare ricerca. Si devono si favorire i dottorati svolti presso le Università e gli enti di ricerca, ma farli insieme alle imprese. Quello che manca è la capacità di trasformare i risultati della ricerca in valore aggiunto: valorizzare il dottorato di ricerca insieme alle imprese è un’ottima soluzione. Si sente parlare spesso di fuga dei cervelli, di giovani lucani che vanno all’estero perché qui non ci sono opportunità. Invece, il problema del sistema lucano è di essere poco attrattivo e non si riesce ad attrarre persone né di Paesi avanzati né da quelli in via di sviluppo. Per migliorare l’attrattività del nostro sistema affinché i giovani di fuori possano essere invogliati a venire da noi, dobbiamo individuare delle priorità nel settore della ricerca e fare investimenti mirati. A questo scopo, il Cnr e gli altri enti di ricerca lavorano in maniera sinergica per fare sistema. 

PAOLO MANDER - Manager

Abbiano un grande privilegio: la possibilità di osservare lo sviluppo delle attività di ricerca presso gli atenei, creando i canali per valorizzarle sotto il profilo economico e in più seguono lo sviluppo delle imprese per saldare i due elementi e generare crescita. Sono da poco in Basilicata e qui hanno trovato strutture di piccole imprese e un impianto di ricerca che svolge in maniera adeguata l’attività di formazione e traghetta i giovani nel mdl. Il regime di sviluppo economico è quello iniziato in Friuli Venezia Giulia una ventina di anni fa, dove c’erano carenze nel tessuto produttivo e sul meccanismo di sviluppo del reddito che è più o meno quello di qua. Le difficoltà nascono anche dalle condizioni geografiche: loro sono a 80 km dal mercato tedesco, la Basilicata a 1200. Il problema è trovare i mercati. C’è un quadro di instabilità che mette in crisi non solo la piccola e media azienda locale, ma l’intero assetto industriale a livello continentale. Oggi i ventenni fanno i conti con un sostanziale modello di riproduzione degli assetti sociali che ha fatto i suoi tempi e non riescono ad andare da nessuna parte. Il sistema ereditato dal primo dopoguerra (catena di montaggio di Ford) è saltato. Bisogna inventarne uno nuovo con una prospettiva di lunghissimo periodo, usando la conoscenze e cercando di interpretare le esigenze del mercato. Il minor numero di ricercatori in Italia è dovuto al fatto che le imprese investono meno in ricerca e sviluppo, e per questo cala la qualità dell’innovazione. Attualmente notiamo una serie di segni che ci dicono che il modello del capitalismo sta attraversando una crisi seria, che si cerca di superare in modi diversi, tra cui la cooperazione spinta attraverso la nascita dei distretti. Ma oggi anche questi sono finiti, perché è venuta a mancare proprio quella spinta a cooperare che faceva nascere i distretti. I giovani devono stare molto attenti alle scelte di vita e devono attrezzarsi: la conoscenza è la leva fondamentale per crescere come persona e attutire gli effetti negativi. Molto utile è mettere insieme le conoscenze comuni e non si deve pensare di avere la continuità di un percorso (se prima si lavorava 40 anni nello stesso posto, oggi il ventenne cambia moltissimi lavori). 

ANTONIO COLANGELO Presidente Consorzio TERN 

Noi abbiamo un forte dovere nei confronti dei giovani perché su di loro si fondano le aspettative per migliorare il sistema Paese e soprattutto il sistema Regione. Il modello del distretto tecnologico è un modello vincente e bisogna fare attenzione anche al sistema universitario. Per far si che i giovani abbiano fiducia in noi e nel sistema dobbiamo coccolarli, ovvero consentirgli di lavorare sulle idee che loro sostengono. Sfruttare il loro talento e le loro idee è una mossa vincente per le imprese, per le università e per il sistema Paese. La sinergia tra istituzioni, imprese e università può dare opportunità ai giovani. Oggi la ricerca appare come un costo piuttosto che come un investimento, perché riusciamo a portare a casa non più dell’8%. Ma utilizzando i nostri giovani facendo in modo che siano direttamente coinvolti, con la loro passione e determinazione riusciremo ad arrivare al 15%. Nel 2005, da una felice intuizione della Regione Basilicata, nasce il distretto tecnologico che oggi è uno dei primi in Italia. Smart City è l’ultimo progetto messo in campo dal sistema tecnologico Smart Basilicata. Si tratta di un progetto che mette insieme una serie di test nella Regione con l’obiettivo di costruire dei modelli da esportare, al fine di sviluppare una cultura dell’internazionalizzazione fuori dai confini nazionali. Il vero limite è però rappresentato dall’aspetto infrastrutturale e dal problema delle distanze. Non si è investito in aviosuperfici certificate per poter attivare sinergie con le altre aviosuperfici per cui la vera responsabilità nei confronti di questi giovani è del sistema Paese. Puntare sulla qualità della vita per il futuro deve essere il principale obiettivo. Ciascuno deve puntare sulle proprie capacità e qualità e la specializzazione è la chiave per avere una garanzia di lavorare. Quelle che una volta erano le reti di impresa e che oggi sono i distretti rappresentano l’aspetto vincente: costruire insieme una squadra e fare sistema è l’arma vincente. Le imprese non investono nella ricerca perché manca la cultura di impresa, quindi tocca alle agenzie trasferire la cultura di impresa e andare avanti verso il futuro aiutando così il sistema regionale ad essere più forte e attrattivo. 

VALERIO TRAMUTOLI Docente Università 

Si parla tanto di società della conoscenza, di economia della conoscenza e la conoscenza a volte diventa innovazione, impresa, lavoro, anche se le cose non sempre sono così positivamente legate. La conoscenza è qualcosa che ci aiuta e che ci fa vivere meglio (vedi internet), ma c’è un limite al valore economico della conoscenza. Ad esempio oggi un operaio della Fiat produce sette volte di più rispetto a quello che produceva suo padre, ma questo anziché tradursi nel fatto che può lavorare di meno, ha come effetto quello di perdere il posto di lavoro. Oggi la capacità produttiva è aumentata, ma gli stipendi si sono dimezzati. Pertanto la conoscenza è utile se regolata in un certo modo ma non se non viene regolata bene. Ai ragazzi si consiglia di studiare e investire nella conoscenza, perché si può far bene nonostante i tagli. In Italia i ricercatori sono in numero inferiore rispetto ai tedeschi Oggi la situazione è la seguente: non bastano innovazione e competizione, perché ci sarà sempre qualcuno che farà le cose a prezzi più bassi, così come non occorrono delle eccellenze, ma è sufficiente l’intelligenza media. 

ENRICA MARCHESE Dirigente Regione Basilicata 

Occuparsi di Innovazione per la Regione Basilicata è da diversi anni una leva di sviluppo, come dimostra l’impegno messo in campo con l’attuazione delle iniziative seguite con Basilicata Innovazione. Si è consapevoli del vuoto che c’è e del fatto che la ricerca applicata all’innovazione è importante per lo sviluppo. Tre anni fa la Regione Basilicata ha concluso un accordo con Area Science Park per realizzare un progetto: affiancare delle persone alle imprese affinché individuino innanzitutto il loro fabbisogno. Il progetto Basilicata Innovazione si sta realizzando e prevede uno sviluppo e un rifinanziamento per i prossimi tre anni, con un affiancamento alle piccole e medie imprese per cercare di trovare una risposta ai loro bisogni, mettendo in campo la sperimentazione alla ricerca di meccanismi nuovi, che il territorio ancora non esprime. Il dato di fatto è che le imprese sono diffidenti verso le novità ed è anche molto difficile farle dialogare tra loro e collaborare. Un esempio di progetto realizzato grazie a Basilicata Innovazione: un’azienda che fabbricava buste per contenere le posate di plastica, ha creato un macchinario che fa questa cosa e ora vende questa macchina ad altri, aumentando il fatturato con l’innovazione apportata. Ma di esperienze ce ne sono tante da raccontare e ancora di più da realizzare. 

PROSPERO CASSINO Confesercenti e referente di Rete Impresa Italia 

Cassino racconta che le preoccupazioni che venivano sollevate quando andava all’Università, ovvero che il capitalismo stava finendo, sono state confermate. A questo punto occorre rimboccarsi le maniche per cambiare il mondo e non per rincorrere quello vecchio. Dobbiamo sforzarci di ascoltare di più i giovani e cercare di costruire intorno a loro un mondo che sia comprensibile. Oggi i giovani sono di corsa, hanno internet, un modello di comunicazione troppo diverso dal precedente e forse sono inadeguati la scuola, l’università e la stessa società. La Basilicata rappresenta una realtà nel sud dove abbiamo tutto, ma si deve governare meglio. Inoltre, manca un luogo dove far incontrare le imprese e bisogna creare le infrastrutture affinché questa sia una Regione produttiva. Ed è proprio questo lo scopo per cui nasce Rete Impresa Italia, ovvero far dialogare le imprese della Basilicata.

scritto da Annamaria Sodano

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